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La campagna-choc della Nuova Zelanda sui salari delle donne

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di Anna Zinola

Visto da qui il 10% fa quasi sorridere. In Nuova Zelanda, invece, è considerato  un divario così significativo da organizzare una campagna di comunicazione. Parliamo della differenza tra i salari maschili e femminili: un tema quasi rimosso in Italia (dove, secondo gli ultimi dati Isfol, si arriva al 18%) ma considerato fondamentale dall’altra parte del mondo.

Tanto che la YWCA (Youth Women Christian Association Auckland) ha promosso una campagna dai toni molto diretti, basata su un’idea precisa: visto che gli uomini guadagnano il 10% di più per svolgere le medesime mansioni delle donne, allora devono pagare il 10% in più sul prezzo di qualunque prodotto o servizio. A partire, come si vede nello spot, dalla tariffa per il parcheggio dell’auto.

La pubblicità, che è stata pianificata sia in televisione sia sulla stampa, rinvia al sito demandequalpay.org.nz. Qui è possibile, lasciando i propri dati, firmare per portare la proposta in Parlamento e sostenere l’attività attraverso la donazione di 3 dollari. Per gli uomini, ça va sans dir, la cifra sale a 3.30.

Certo, si può discutere della creatività, che ad alcuni potrà apparire un po’ troppo diretta (vedere lo spot per capire). Ciò non toglie che l’idea di ricorrere a una campagna pubblicitaria per spingere a riflettere su una discriminazione tanto evidente  quanto spesso sottovalutata (se non del tutto trascurata) sia apprezzabile.

E il fatto di poter passare, semplicemente collegandosi al sito, dalla riflessione all’azione (firmando per portare la proposta in Parlamento e sostenendo la causa con una piccola donazione)  lo è altrettanto. Perché il dipartimento per le pari opportunità oppure una delle tante associazioni di donne lavoratrici (come Valore D o la componente femminile di Manageritalia, per citarne un paio) non organizzano un’iniziativa simile in Italia?


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